L'ho ribadito in vari interventi e articoli: internet è un oceano dove i pesci più grandi divorano quelli più piccoli, e la concorrenza sleale rappresenta la normalità. Ne ho fatto, e ne sto facendo, le spese in prima persona, soprattutto sul mio primo sito lofaionline.it. In questo articolo elencherò le varie tecniche con cui alcune brave persone hanno tentato di affossare il mio progetto, analizzando il contesto e i dati, con immagini e riferimenti reali.
Immagine generata con l'ausilio dell'intelligenza artificiale.
Se stai affrontando questo tipo di problemi, o dubiti che sia così a causa di peggioramenti nei posizionamenti, nelle conversioni o nelle interazioni, prenditi 5 minuti per leggere questo articolo, dove puoi trovare tanti spunti per analizzare la situazione e provare a intervenire adeguatamente e il prima possibile.
Indice dei contenuti
- Se funzioni vieni preso di mira
- Accorgersi che c'è qualcosa che non va
- Le tecniche di boicotaggio
- Negative SEO
- Url Injection
- Backlink Tossici
- Hotlinking immagini
- Attacchi Brute Force e DDoS
- Richieste di Rimozione
- Attacchi 404
- Segnalazioni
- Attacchi Social & Media
- Clic Fraudolenti
- Altre pratiche scorrette
- Come affrontare questi attacchi
Se funzioni vieni preso di mira
Ovviamente è molto difficile, anche se non impossibile, che un sito o un profilo senza visite o quasi venga preso di mira da una strategia di boicottaggio. Questo però può succedere nel caso in cui ad un progetto siano associati più siti o pagine social, o nella normale attività dei Bot malevoli.
A seconda dell'argomento trattato poi si può essere più o meno esposti. Ad esempio, come nel caso del mio sito LoFaiOnline.it, la competizione è sul campo dei tutorial, ed è una delle più spietate. Alcuni siti di competitors spiegano proprio come portare avanti queste campagne di BlackHatSEO.
Per le categorie in cui c'è tanta concorrenza, che tra l'altro saranno sempre di più, è fondamentale apparire nelle ricerche degli utenti e quindi scalare la "classifica" del posizionamento. Le linee guide del metodo più utilizzato, cioè Google, suggeriscono esclusivamente di concentrarsi sui propri contenuti, che se ritenuti validi, verranno premiati con un posizionamento migliore.
Proprio in quest'ottica ho prodotto dei tutorial super dettagliati, con l'immagine e la descrizione in ogni passaggio, documentando le operazioni svolte in prima persona. Investendoci molto tempo, rispetto a chi si limita a indicare genericamente i passaggi. Il picco di visite è arrivato nel corso del 2023 arrivando ad avere fino a più di 2 mila clic giornalieri da ricerca organica.
Per alcuni termini di ricerca sono riuscito a posizionare una decina di guide stabili nelle prime 5 posizioni. Questo per me è stato motivo di orgoglio e un incentivo a proseguire e ampliare il progetto, ma per chi si è visto soffiare la posizione, tra cui siti monetizzati e affiliati a grandi o medie testate, non è stato molto bello.
Ai tempi non mi ero ancora preoccupato di molti aspetti della "sopravvivenza online", ma ad ottobre dello stesso anno, dopo un update all'algoritmo contro lo spam di Google, LoFaiOnline è praticamente scomparso dalle ricerche per qualsiasi termine. Se fosse stato un attività principale, mi avrebbe sicuramente portato a chiudere tutto.
Per fortuna si trattava ancora di un progetto amatoriale, mosso dal volontariato che ha sempre fatto parte della mia vita più che dalla ricerca del profitto. Ma da li ho capito che poteva diventare qualcosa di più e ho iniziato ad approfondire vari argomenti su cui non mi aggiornavo da molto tempo.
In molti casi, molti progetti, si sono semplicemente spenti, perché non hanno avuto gli stimoli, o gli strumenti, per poter affrontare eventi di questo tipo. O perché non se ne sono proprio resi conto, o l'hanno fatto troppo tardi.
Lo screen-shot di un grafico dalla Search Console di Google che mostra l'improvviso crollo delle visite da ricerca organica.
Accorgersi che c'è qualcosa che non va
Prima di tutto, prima che te lo dicano persone senza scrupoli emotivi, tieni presente che anche con tutti gli sforzi del mondo, non è detto raggiungerai un posizionamento sicuro nelle ricerche. Nessuno te lo può garantire con certezza. Sono parametri definiti da algoritmi da milioni di euro e non c'è una strategia infallibile. Quando ti rivolgerai agli strumenti di assistenza di chi comanda la ricerca organica sul web, gli esperti ti diranno che nessuno ti sta boicottando, ma semplicemente i tuoi contenuti non sono all'altezza. E a volte è davvero così!
Altre volte però invece vengono sottovalutate alcune tecniche che combinate, e alternate a seconda delle condizioni del progetto da boicottare, possono portare a risultati devastanti e potenzialmente letali, professionalmente parlando. Ma è molto difficile dimostrarlo, e anche dopo averlo fatto, le responsabilità vengono comunque attribuite al sito boicottato, reo di aver attirato quel traffico malevolo.
Non sto inventando niente, ho solo riportato alcune risposte fornite dalla community di assistenza del maggiore motore di ricerca. Il problema è che cercando più approfonditamente ho scoperto come le cose siano in realtà, almeno in parte, diverse.
Passare da un giorno all'altro da avere centinaia se non migliaia di visite ad averne qualche decina non è normale. Essere penalizzati drasticamente dai filtri anti spam se non si è mai nemmeno comprato una visita a pagamento o altro servizio non consentito, non è normale. Ricevere avvisi di violazione dei termini quando pubblichi normali contenuti informativi, non è normale.
In ogni caso, comunque, nessuno ti impedisce di fare delle verifiche e approfondire l'argomento, per levarti qualche dubbio, e farti trovare preparato nel caso in cui succedesse qualcosa di strano o dannoso. Prosegui la lettura e scopri come, in base all'esperienza personale diretta, possono boicottare il tuo progetto sul web.
Nell'immagine uno screen-shot degli errori 404 generati tramite l'inserimento nel link di parametri standard per trovare vulnerabilità o iniettare codice malevolo.
Le tecniche di boicottaggio
Le pratiche scorrette che elencherò di seguito purtroppo le ho tutte sperimentate sulla mia pelle, o meglio, sui miei siti, canali e pagine social, e ti dirò tutto quello che so a riguardo. Per favore però, non utilizzare queste informazioni per portare tu in prima persona attacchi a qualcuno. Lo scopo di questo articolo è l'esatto opposto. Non essere un vigliacco.
Negative SEO
S.E.O. è l'acronimo di Search Engine Optimization, ovvero l'ottimizzazione per i motori di ricerca. In questo ambito si è creata un industria impressionante perché, come dicevamo, apparire più in alto nelle ricerche è cruciale, e la SEO serve proprio a questo.
Ovviamente un criterio di selezione è quasi impossibile si basi esclusivamente sul "cosa SI", perché ha bisogno del "cosa NO" per fare paragoni e determinare cosa scegliere. La Negative SEO contro i competitors si fonda sullo studio del "cosa NO", cercando di applicarlo ai siti della concorrenza, e di non auto applicarlo al proprio progetto.
C'è infatti anche la possibilità di auto danneggiarsi, cercando di sovra-ottimizzare i propri contenuti allo scopo di scalare le classifiche, ottenendo però il risultato opposto, perché tali pratiche vengono riconosciute come SPAM, il che porta a una penalizzazione, di ranking o di stato.
La negative SEO però comprende anche tutte quelle pratiche messe in atto da qualcuno contro qualcun altro, con tecniche di cosiddetto Black Hat SEO. Comprendono varie tipologie di attacco, e di seguito trovi quelle che mi hanno toccato personalmente.
Url Injection
L'iniezione di URL, ovvero indirizzi, è una pratica piuttosto diffusa e comune, ed è destinata principalmente ai siti internet. I malintenzionati aggiungono valori modificando i link al tuo sito, direttamente nella barra degli indirizzi, provando vari tipi di combinazione, o provando ad avviare degli script.
Con questo metodo testano eventuali vulnerabilità che potrebbero usare per accedere a pagine di gestione e di pubblicazione, allo scopo di prendere il controllo o erogare contenuti malevoli per i visitatori del sito. Tramite l'Url Injection, se il bot o l'hacker trovano una chiave di accesso i rischi possono essere pressochè infiniti. Per il proprietario e per gli utenti.
Rendersi conto di questi tentativi è cruciale per provare a intervenire prima che funzionino. I mezzi per capire se si è sotto questo tipo di attacco sono:
- Strumenti di analisi del traffico sul sito (ad es. Analytics, plugin, statistiche) tramite cui controllare a quali link sono dirette le visite sul sito, da dove arrivano e qual'è il loro comportamento;
- Monitor degli errori 404, per verificare quali pagine errate vengono visitate sul proprio sito, visualizzando direttamente i link e i termini inseriti;
- Strumenti di sicurezza vari (Plugin di sicurezza, Log degli Errori server);
- Search Console per controllare le pagine con problemi, visitate e cercate, dove puoi vedere termini di ricerca e indirizzi visitati per individuare stranezze, ed i relativi errori di indicizzazione e disponibilità delle pagine.
Provare ad arginare queste pratiche, che spesso non significano un attacco diretto e personalizzato, ma attività automatizzate comuni sul web da parte della malavita digitale, è cruciale per evitare soprattutto che vengano individuate falle di sicurezza che permettono l'accesso alla gestione del sito e ai dati personali.
Per ovvi motivi non posso indicare direttamente come ho affrontato questo problema, in quanto questa piccola guerra è ancora in corso. Se vuoi approfondire però ti rimando a questo articolo su SQL injection di CyberSecurity360.
Nell'immagine uno screen-shot degli errori registrati sul server, che mostrano tentativi di accesso ad aree riservate o tentativi di iniezione di codice malevolo.
Backlink Tossici
Un fattore teoricamente molto importante per Google, al fine di definire quali risultati mostrare prima, è l'autorevolezza del sito. Questo valore viene determinato da alcuni strumenti di analisi in base al numero di collegamenti esterni che ha.
Più un sito è linkato su altri siti, più è interpretato come autorevole. Poco conto se dietro c'è un giro da milioni di euro per la compravendita di Backlink: questo è sicuramente un criterio di valutazione per il ranking. Ovviamente l'autorità dei siti che riportano i backlink, determina anche il punteggio attribuito al sito linkato.
Visto il grande quantitativo di servizi che offrono backlink a pagamento, Google ha elaborato il proprio algoritmo al fine di prevenire queste pratiche scorrette, per non essere imbrogliato. Ha iniziato così a penalizzare i siti che sembrano usufruire di questi servizi, quindi, quale miglior metodo per mettere i bastoni tra le ruote ai competitors?
Ovviamente i siti di Backlink tossici costano molto meno di quelli "normali". Considera che approssimativamente un link valido costa tra i 10 e i 10.000 euro, mentre migliaia di backlink tossici costano poche decine di euro. Tendo a precisare ed evidenziare che io per i miei siti non ho MAI comprato un backlink, ma me ne sono trovati più di 8 mila! E tutti di siti spazzatura, non raggiungibili, hackerati, creati apposta per la rete di negative SEO.
Per verificare quali backlink hai puoi usare questi strumenti:
- Search Console di Google, nella scheda "Link", puoi vedere quali siti linkano al tuo sito;
- Strumenti come SemRush o Ahref, permettono di verificare i backlink di un sito. Sono strumenti preziosi (e cari), che nella versione prova hanno limiti di analisi ma ti permettono di capire se sei interessato da questo tipo di attacco;
Google sostiene di riconoscere questi tentativi di Negative SEO, e non gli da peso, ma ciò non vuol dire che non comporta danni. Non dargli peso significa che non ti contagia direttamente con la brutta reputazione, ma toglie qualsiasi valore al link, anche se è un contenuto valido e pertinente. Quindi è una penalizzazione.
L'unico mezzo per provare ad arginare questa pratica di blackhatSEO è inviare il file di testo DISAVOW di Google, contenente i domini da escludere perché considerati dannosi per il proprio ranking. Secondo vari pareri di esperti, i backlink tossici possono senza dubbio influire sul posizionamento, soprattutto per quei siti senza una folta rete di condivisione e che campano esclusivamente con le proprie forze e in buona fede.
Hotlinking immagini
Un valore aggiunto delle mie guide su LoFaiOnline è sicuramente la presenza delle immagini che documentano i singoli passaggi. Non c'è un immagine ogni tanto, ma tutti i passaggi illustrati e spiegati, in tutte le guide.
Per un certo periodo, per alcuni termini di ricerca, trovavi solo mie immagini nei primi 10 risultati. Questo non fu il frutto di sovra-ottimizzazione SEO, ma il risultato del seguire scrupolosamente le buone pratiche, dettate da Google in primis, sull'ottimizzazione delle immagini. Ogni immagine ha le istruzioni anche nei metadati, com'è giusto che sia.
La conseguenza è stato l'hotlinking massivo delle mie immagini. Anche qui, l'ho scoperto tramite gli stessi strumenti indicati nel capitolo precedente. I siti su cui sono linkate le immagini sono sempre siti spazzatura, hackerati, dove non trovi il contenuto vero e proprio, che è nascosto all'interno del codice.
Queste immagini vengono rilevate da Google su questi siti, il quale risale al proprietario e in qualche modo modifica i valori di valutazione del dominio. Quando queste immagini diventano migliaia, anche qui più di 8 mila, questo porta, anche se non a una penalizzazione vera e propria, formale, alla scomparsa o quasi dai risultati di ricerca.
Google mi dice "non è vero", riconosco queste pratiche, ma questo è vero solo nel caso in cui queste immagini sono condivise altrettante volte da siti invece autorevoli o comunque normali. Ed è molto difficile questo avvenga, almeno in queste proporzioni.
Per difendersi da questo tipo di attacco esistono alcune precauzioni da attuare a livello di codice o plugin. Determinando quali contenuti possono essere condivisi esternamente ad esempio utilizzando il file htaccess. Per approfondire il discorso puoi leggere questo articolo di Sos-Wp dove spiega anche come impostare il blocco per l'hotlinking delle immagini.
Verificare questo tipo di attacco ti ripara anche dall'utilizzo delle risorse del tuo hosting, che può essere sovraccaricato e rallentato.
Attacchi Brute Force
Con attacchi di forza bruta si intendono tutti tentativi di violare la sicurezza effettuati in modo massivo, ripetitivo e frequente. Su LoFaiOnline uno dei tentativi maggiori riguarda l'accesso al file xmlrpc.php, una funzionalità praticamente ormai inutile su WordPress, ma che ogni volta che viene chiamata può rilasciare dei dati, utilizzati dai malfattori per provare ad accedere alla gestione del sito.
Per questo file la soluzione migliore è renderlo non raggiungibile, anche in questo caso tramite codice o tramite plugin. Puoi accorgerti di questi tentativi monitorando il Log degli errori del tuo Hosting. Se noti ripetuti tentativi di accesso a questo tipo di file, vuol dire che stai subendo questo tipo di attacco. Non è detto tu sia direttamente sotto attacco, perché ci sono Bot lanciati per il web che fanno questo con tutti i siti per scoprire vulnerabilità.
Devi comunque intervenire, oltre che oscurando quel file, anche monitorando la situazione ed integrando altri sistemi di sicurezza, come un firewall o una CDN. Gli attacchi Brute Force possono essere di vario tipo. Uno dei più famosi è l'attacco DDoS, che punta a rendere irraggiungibile un sito a causa di un sovraccaricamento.
Per avere una visione più ampia di cosa sia un attacco di forza bruta e tutte le sue sfaccettature, puoi leggere questo articolo di MalwareBytes sui Brute Force Attack.
Richieste di Rimozione
C'è uno strumento nelle mani dei vigliacchi che è spesso sottovalutato o poco conosciuto, ma dall'impatto significativo. Non è tra i più utilizzati, principalmente perché non può farlo un Bot totalmente in autonomia, e quindi un omino deve farlo fisicamente.
Questo strumento sono le Richieste di rimozione. Tramite gli strumenti di Google, o tramite i risultati di ricerca, è possibile segnalare un contenuto e richiederne la rimozione per più scopi. Questo non porterà per forza alla rimozione totale, ma a un peggioramento del ranking è possibile.
Diventa praticamente sicuro quando le segnalazioni riescono ad avere attendibilità, portando a pesanti perdite di posizionamento. L'attendibilità di queste segnalazioni è data dal profilo che la effettua. Se questi sono palesemente falsi, appena creati, o discutibili, non gli viene dato particolare valore. Nel caso invece si tratti di profili magari attivi da anni, con tante recensioni, o utilizzati anche per altri servizi collegati, questo può influenzare senza dubbio il ranking.
Per questo tipo di pratica scorretta non c'è molto da fare. Fortunatamente l'impatto di solito non dovrebbe essere devastante, ma è sicuramente uno strumento utilizzato dagli specialisti per delegittimare la concorrenza.
Attacchi 404
Tutti i siti hanno o dovrebbero avere una pagina 404, che viene mostrata quando un utente digita o clicca un link ormai non più attivo o sbagliato. Di solito trovi scritto cose tipo "Questa pagina non esiste" o "Ops qualcosa è andato storto".
Impostare una pagina 404 per gli errori è fondamentale per non far sprofondare nel nulla chi per qualsivoglia motivo arriva sul tuo dominio ma con un indirizzo sbagliato o inesistente. Può anche solo rimandare direttamente all'home page del sito, ma va impostato correttamente.
Anche se come abbiamo detto si tratta di una pagina essenziale, questa può essere sfruttata per una semplicissima pratica di BlackHatSEO. Può attuarla chiunque, anche automatizzando e massificando l'operazione tramite Bot, e si fa tramite un browser digitando gli indirizzi sbagliati.
Alcuni sono tentativi di brute force o url injection che abbiamo trattato in precedenti capitoli, ma altri sono palesi inserimenti volutamente errati allo scopo di generare errori 404.
Google registra l'attività che si verifica su un sito. Nel caso di molti errori 404 questo genera un piccolo allarme in Google che percepisce il sito come di bassa qualità. In parte è normale che questo avvenga, a causa di vari servizi legittimi che generano richieste, specialmente tramite Bot.
Ci si deve allarmare però quando questi errori diventano molti, e puoi scoprirlo tramite un plugin monitor degli errori 404 o tramite gli errori di indicizzazione su Search Console. Su LoFaiOnline ad esempio solo di oggi a metà giornata ce ne sono più di 100.
Per mettere un argine a questa pratica scorretta si possono impostare dei redirect per i link o i termini più utilizzati, o impostare un reindirizzamento diretto dalla pagina 404 a un contenuto esistente, come l'home page del sito, una pagina o un articolo.
Segnalazioni
Le segnalazioni sono molto simili alle richieste di rimozione. A prescindere dalla piattaforma utilizzata, che sia un motore di ricerca, un sito o un social, per ogni contenuto visualizzato è possibile effettuare una segnalazione.
Queste segnalazioni solitamente chiedono poi un approfondimento, tramite selezione di alcune voci, ad esempio diffamazioni, contenuti sensibili, o tramite l'inserimento di un testo descrittivo. Se la segnalazione è una può passare inosservata, ma se diventano molte queste avranno un peso anche se false.
I social e le piattaforme web preferiscono bannare un utente che dover affrontare problemi legali legati a segnalazioni non ascoltate. E anche se non si arriva al ban, la presenza può ormai essere compromessa e difficilmente recuperabile, in proporzione alla portata della pratica scorretta.
L'unica soluzione è segnalare a tua volta la questione alla piattaforma interessata, cercando di documentare il più possibile la tua tesi, al fine di verificare che non ci siano penalizzazioni o limitazioni, ed eventualmente farle rimuovere.
Attacchi Social & Media
Gli attacchi su piattaforme social e di media vari sono strettamente legati alle richieste di rimozione e alle segnalazioni. Tramite questi metodi competitors sleali e operatori di negative Seo possono affossare, o provare a rallentare, progetti di qualsiasi tipo.
Questo tipo di attacco lo sto subendo su Facebook sulla pagina aziendale e su quella di LoFaiOnline, e su YouTube sul Canale di LoFaiOnline. Ci sono state ripetute segnalazioni, messaggi fraudolenti, commenti spam continui o architettati da profili finti per delegittimare.
Ciò ha causato una forte riduzione della visibilità su Facebook e su YouTube mi ha obbligato a impostare filtri avanzati per i commenti, disincentivando gli utenti a commentare, diminuendo il coinvolgimento e la funzionalità del contenuto. Peggiorandone quindi la valutazione e il posizionamento.
Anche in questi casi, l'unica cosa da fare immediatamente è segnalare, anche più volte, la questione alla piattaforma su cui si verificano i fatti. Come dicevo questa piccola guerra è ancora in corso anche per me. Le segnalazioni dei link sui social inoltre influenzano in proporzione la percezione dei motori di ricerca e quindi il posizionamento esterno. Bisogna valutare il rapporto rischi/benefici e stabilire se i social servono davvero al progetto.
Clic fraudolenti
Il Click Fraud è una tecnica di BlackHatSeo che può colpire principalmente quelle persone che pubblicizzano qualcosa online tramite una rete Pay Per Click (PPC). Gli inserzionisti pagano le proprie pubblicità in proporzione a quanti click i potenziali clienti effettuano sulla pubblicità. La rete più grande di questo tipo è gestita da Google e si chiama ADS. Le aziende spesso pagano più per la protezione dal clic fraud sulle pubblicità che le pubblicità stesse.
Nel mio caso però il discorso è diverso ma funziona allo stesso modo. Io che sono un publisher ospito sul sito LofaiOnline pubblicità della rete pubblicitaria Google Adsense, che offre ricompense anche in base ai click che gli utenti effettuano sulle inserzioni.
Adsense, cioè Google, è molto severo con chi cerca di imbrogliare per avere più entrate, magari cliccandosi da solo sulle pubblicità o invitando altri a farlo. Se scopre che lo fai, potrebbe sospenderti senza nemmeno avvisarti prima.
Una pratica scorretta quindi come avrai capito è quella di effettuare ripetuti clic sulle pubblicità presenti sul sito di un competitors, facendolo rischiare non solo la sospensione dell'account pubblicitario, ma anche possibili ripercussioni sulla credibilità del sito. Purtroppo ho collezionato anche questa pratica scorretta.
Per accorgertene ti basta guardare il report di Adsense, confrontando il numero di visite con il numero di clic. Questo determina il valore del CTR, il cui valore di solito dovrebbe oscillare tra i 2 e i 6. Valori più alti potrebbero far pensare a una tattica di Click Fraud.
La soluzione ovviamente non è disattivare la pubblicità, ma monitorare la situazione e se necessario integrare misure di sicurezza, come il blocco della azioni ripetute, ad esempio il limite di clic, o bloccare determinati IP e provenienze. Google da parte sua afferma che queste pratiche non vengono prese in considerazione. Adsense cerca di rilevare i clic validi, e Google identifica i bot o i clic fraudolenti.
Però Google dice anche che nel caso di violazioni dei termini, non importa che i clic fraudolenti non li fai tu, perché è comunque il tuo sito ad aver attirato traffico malevolo. La sua priorità è salvaguardare i clienti che hanno pagato per farsi pubblicità, e che si ritrovano magari a pagare clic su siti colpiti da pratiche scorrette.
Altre pratiche scorrette
Ahimè, le possibili pratiche scorrette per delegittimare, infangare, affossare, insultare e limitare un progetto che utilizza il web sono moltissime. Quelle elencate sono pratiche sperimentate purtroppo in prima persona, ovviamente subendole e non facendole io ad altri. Ogni giorno nascono nuovi metodi per fregare la gente e concorrere slealmente e le più comuni sono quelle appena citate.
Alcune altre vigliaccate non citate sono ad esempio le finte recensioni negative, l'invio massivo di Spam, ordini finti, perdite di tempo varie, furto di dati e diffusione di materiale sensibile.
Come affrontare questi attacchi
Per ogni tipologia di attacco che ho trattato nei precedenti capitoli, ho anche indicato alcuni accorgimenti per monitorare e affrontare la situazione. Sono però informazioni generiche e universali che possono essere applicate, ma non è detto siano la soluzione, oltretutto per scenari diversi.
Tramite lo studio delle Keywords, della periodicità, con gli strumenti avanzati di analisi, so che potrei individuare e dimostrare i mandatari, per rendere il favore. Anzi, qualcuno l'ho già identificato, e questo mi ha letteralmente fatto dire "Ok, sto facendo bene se lui si preoccupa del mio piccolo sito".
So che le risorse destinate a me fortunatamente per ora sono poche e proporzionali alla dimensione del mio progetto, non mi sto dando delle arie. Semplicemente ho capito che gli stavo dando meno valore di quello che ha realmente, e devo lottare per ritagliare a LoFaiOnline il posto che si merita al tavolo dei tutorial online.
Se stai subendo alcuni tipi di questi attacchi, cerca di incrementare le informazioni che hai trovato in questo articolo con altre ricerche online. Non esiste un metodo generico e geniale per combattere queste pratiche scorrette. L'unica soluzione è creare comunità di confronto e condivisione delle informazioni per non farsi trovare impreparati.